Il percorso
Il
parco museo "S'abba frisca" è situato all'interno del golfo di Orosei in uno degli scenari più suggestivi della Sardegna, tra
Dorgali, Ispinigoli e
Cala Gonone.
L'itinerario si compone di due aspetti: uno naturalistico e l'altro etnografico che s'intrecciano in un unico percorso, quasi a voler ricreare l'equilibrio tra il mondo naturale e l'uomo, nell'uso di piante officinali, di frutti, cortecce e quant'altro la saggezza popolare abbia ritenuto utili alle proprie attività e alla sopravvivenza. All'interno del museo sono presenti oltre 4000 pezzi della civiltà contadina e pastorale e 450 specie della macchia mediterranea. Fanno da cornice: fontane, cascate, giochi d'acqua e camminamenti megalitici. Di particolare interesse dal punto di vista faunistico la presenza nel laghetto di alcuni esemplari di Testuggine d'acqua dolce o palustre. Inoltre nel mese di settembre è possibile vedere l'Airone Cinerino.
Tra le
piante tintorie: il noce, il leccio, l'ilatro, l'alaterno, l'erica, il rovo, il dafne gnidio e altre, che venivano utilizzate per la
colorazione della lana. L'
olivastro millenario domina lo spazio circostante, mentre due gelsi stanno a testimoniare la cultura e la tradizione dell'allevamento del
baco da seta a
Dorgali. "Su cuìle de ziu Abiu" (la capanna di zio Fabio) risale a circa novant'anni fa, realizzato in pietra basaltica e legno di ginepro. La forma circolare a secco richiama le tipiche costruzioni nuragiche. Tra gli altri ambienti, il cortile del contadino con il carro a buoi e gli aratri; l'officina del fabbro con la forgia, il mantice dell''800 e la macchina per ferrare i buoi. Nel magazzeno delle scorte, "s'orriu", un grosso silos in sughero per la conservazione del grano, e varie misure di capacità , marchi padronali e diverse bardature per cavallo. Le camere da letto e gli arredi del '700 precedono la sala della
filatura e tessitura, della
colorazione della lana e del lino, i telai per la produzione dei tappeti e degli arazzi, i gioielli, i
costumi della festa e quelli giornalieri, accompagnati dagli strumenti musicali. Di notevole interesse la collezione di sciabole "
leppas de chittu" risalenti al '700 lavorate a bulino dal maestro argentiere dorgalese Juan Maria Bacchitta. Il calesse, una collezione di ruote, tra cui quella piena, il cui uso e fabbricazione vennero vietati da un pregone del Vicere di Sardegna nel 1786. Risale al 1600 il torchio per la produzione del
vino,interamente in legno e pietra di basalto. Ampio spazio è dedicato al frsantoio in pietra del '700 a trazione animale, per la lavorazione dell'
olio. Infine la cucina del "pane carasau" e "sas furreddas", antichi fornelli alimentati dalla brace. Il percorso si conclude con un'originale collezione di oltre 50 "piccas" (mangiatoie per animali) intercalate da piante officinali e palme nane.